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LUCA MERCURY, fondatore dell'Agenzia, attualmente
Direttore creativo e Direttore marketing.
Intervista rilasciata alla rivista specializzata
ADV.
"Sull'osservazione
che l'utilizzo del linguaggio creativo che viene
fatto in molti testi ed immagini pubblicitarie
è totalmente disarticolato dalle strategie del
prodotto di cui si parla, abbiamo fondato la nostra
mission.
Quando la creatività è fine a se stessa, non offre
una interpretazione creativa del prodotto, quest'ultimo
non ha modo di comunicare. Al contrario, la creatività
è il linguaggio che la pubblicità ha codificato
per arrivare ad un consumatore ormai bombardato
dalla comunicazione commerciale e quindi ad essa
abituato".
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E'
DIFFICILE PORRE UN LIMITE ALLA CREATIVITÀ?
"In realtà la creatività non ha necessità
di essere limitata, in quanto nasce in un
contesto preciso, inquadrata nel contesto
della strategia aziendale e della realtà
del prodotto. In altre parole, la creatività
deve essere un punto di partenza: se il
prodotto ha un plus rispetto alla concorrenza,
o ha un benefit per il consumatore, questi
elementi devono costituire lo spunto per
l'interpretazione creativa. L'obiettivo
è sviluppare un dialogo con il pubblico
che si basa su due aspetti: un linguaggio
creativo che rafforzi il messaggio e coinvolga
il target, e un contenuto interessante per
il consumatore e inerente al prodotto". |
PERCHÉ SPESSO TEORICAMENTE SI AFFERMA LA NECESSITÀ
DI UN GIUSTO MIX TRA CREATIVITÀ E PRODOTTO, E
SI TROVA UNA PUBBLICITÀ SBILANCIATA DA UNA PARTE
O DALL'ALTRA?
"Questo in parte accade per la difficoltà oggettiva
di essere innovativi, oggi. Bisogna partire dalla
strategia di comunicazione concentrandosi su un
plus del prodotto, percorrere una strada originale,
che non sia confondibile con quella di prodotti
simili, che risulti impattante e susciti l'interesse
e la curiosità del consumatore e sostenga il prodotto.
È facile intuire la complessità di un lavoro di
questo tipo, che richiede grande impegno e soprattutto
non può prescindere da una ricerca approfondita
che non tutte le agenzie sono in grado di sostenere".
A SUO AVVISO, IL PROBLEMA È LEGATO ALLA TIPOLOGIA
DELL'AZIENDA O DEL PRODOTTO PUBBLICIZZATO?
"Mi sembra che il problema non coinvolga i grandi
utenti, i quali dispongono delle risorse necessarie
per comunicare al consumatore, anche ricorrendo
a strumenti diversi, e si dimostrano interessati
ad una comunicazione più creativa e finalizzata.
Al contrario, le aziende medie, con budget medi,
tendono a porre maggiore attenzione al mezzo e
agli sconti che non alla campagna e all'idea.
Nulla di più sbagliato: minore è il budget a disposizione,
maggiore deve essere la forza del messaggio. È
la creatività, sempre pertinente al prodotto,
che dà visibilità e consente un vantaggio rispetto
al competitor. Certamente è vero che alcuni prodotti
si prestano maglio di altri ad interpretazioni
creative.
Ed è altrettanto vero che in alcuni casi, quando
l'aspetto tecnico, tecnologico o di ricerca è
particolarmente importante, la creatività deve
sottostare ad un percorso preciso dettato da una
strategia sostanzialmente product oriented. Uno
dei casi più difficili, a mio avviso,, è quando
si deve comunicare un prodotto che non si consuma.
Recentemente, ad esempio, abbiamo realizzato una
campagna per gli occhiali Mario Valentino. Osservando
il mercato abbiamo verificato che i grandi marchi
tendono a fotografare il prodotto indossato da
belle ragazze. Ma questo rende difficilissimo
il riconoscimento di un marchio rispetto all'altro.
Noi quindi abbiamo cercato di dare vita ad una
storia inerente al prodotto ed i sondaggi effettuati
dopo il lancio ci hanno confermato la buona performance
della campagna in termini di associazione alla
marca e al prodotto".
QUALI TENDENZE VEDE IN ATTO NELLA PUBBLICITÀ
ITALIANA?
"Una tendenza che ho rilevato è quella dell'utilizzo
di immagini d'archivio. In questo modo il processo
creativo a sostegno del concetto chiave della
strategia di prodotto viene sostituito dal reperimento
di una immagine, magari già usata da altri in
altre circostanze. La responsabilità di ciò può
essere attribuita all'agenzia che non possiede
le capacità per strutturare proposte diverse,
o al cliente, che non è disposto ad affrontare
una spesa maggiore per la ricerca, l'ideazione
e la realizzazione di una immagine originale.
Un altro fenomeno sempre in atto è quello volto
a catturare l'attenzione con l'immagine forte,
aggressiva, erotica. Un atteggiamento superficiale
che produce una pubblicità destinata ad essere
completamente dimenticata. Se dietro all'immagine
accattivante c'è anche una storia interessante,
un meccanismo da decodificare ed interpretare,
pur senza essere laborioso, il consumatore visi
sofferma volentieri.
Se al contrario l'annuncio è fine a se stesso,
viene abbandonato e non suscita più alcun coinvolgimento.
Nulla vale quanto una creatività raffinata e intelligente,
che solletica l'intelletto e comunica al consumatore
qualcosa inerente al prodotto".
SI PUÒ DIRE CHE LA PUBBLICITÀ PIÙ EFFICACE
SIA QUELLA CHE PIACE DI PIÙ?
"Il gradimento è un aspetto, ma non è l'unico.
La pubblicità è un linguaggio che si avvale anche
di arti visive che deve portare in maniera efficace
un messaggio al pubblico. Questo significa che
se si propone un messaggio banale, non si è di
alcun interesse; allo stesso modo, se si realizza
un annuncio di difficile comprensione non si ottiene
il gradimento del pubblico. Se al contrario quest'ultimo
viene sollecitato da un messaggio intrigante,
che necessita di un minimo di impegno ma quindi
viene compreso, l'oggetto del messaggio entra
nell'esperienza del consumatore che lo fa proprio
e lo interiorizza. A questo riguardo possiamo
portare un esempio: una nostra campagna realizzata
qualche anno fa per Scania, azienda che opera
nel settore degli automezzi industriali.
La concorrenza presentava i propri veicoli sostenendone
le performance in termini di potenza, robustezza,
resistenza alle sollecitazioni, ambientandoli
in cantieri e situazioni di lavoro. Anche noi
abbiamo parlato di prodotto, ma creando una trasposizione
storica per arrivare al cantiere della piramide
di Cheope.
La creatività è stata posta al servizio dei plus
del prodotto e i risultati sono stati superiori
ad ogni aspettativa, tanto che ancora oggi il
ricordo della campagna è vivissimo nel settore.
Altrettanto si può dire per la campagna realizzata
per i condizionatori d'aria Artel "Rilasciato
in libertà climatizzata", che visualizza un uomo
che, liberatosi degli abiti, si è abbandonato
su una poltrona davanti ad un climatizzatore:
la campagna ha portato ad un raddoppiamento del
fatturato aziendale, oltre ad imporre un forte
potenziamento del personale incaricato del servizio
numero verde". |
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